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Mesaverde è una bestia strana, e va in letargo d’estate. Prima della rinascita di settembre (nuova veste grafica? nuovi contenuti? nuovo indirizzo web?) vi lasciamo con uno speciale su Santarcangelo dei Teatri, il glorioso festival di teatro off, se tale si può definire, che è da svariati anni a questa parte una delle piazze più interessanti per conoscere il Teatro di Ricerca. Il festival comincia il primo luglio e parte della nostra redazione si traferirà da quelle parti, per riportare quanto di interessante accade lì. Ovviamente, se non dovesse accadere nulla, tutto tacerà – ma ne dubitiamo.
Oggi ho realizzato, grazie ad Alessandro F., che sul Corriere della Sera Magazine, patinatissima rivista che viene venduta a caro prezzo ogni giovedì ai lettori del Corsera, appaiono delle curiose recensioni in poche parole/righe. Tali recensioni sono molto interessanti, perché lasciano emergere, nella loro essenzialità, il profluvio di pregiudizi che abitano la testa di chi recensisce, spesso senza dare spazio ai contenuti del libro. Ho deciso di misurarmi io stesso con questa raffinata forma di critica letteraria, risolvendo in quattro parole il lavoro che ad altri è forse costato anni.
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Lo ammetto: sono una di quelle persone che durante i concerti si guardano in giro. Non nel senso che cerco delle ragazze, ma che spesso e volentieri il palco non ha di me quel magnetismo minimo necessario a farmi tenere la testa diritta. E poi, le persone che vanno ai concerti sono tanto tanto interessante da guardare. L’altra sera sono andato a vedere gli Arcade Fire, al Transilvania Live, e non ho staccato un attimo gli occhi dal palco, perché la cosa più interessante di tutto il locale erano loro. Continua a leggere »
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Non so di preciso perché ho deciso di fuggire dal loop. Forse perché è come la forza centrifuga, le cose importanti e gravi scappano lontano più velocemente e ti ritrovi circondato di inezie, coriandoli di nastro adesivo, toppe di tessuto impermeabile. Mentre gli stessi volti si ripetono uguali tutti i giorni, perdi non solo il senso delle cose, ma anche la sensazione di essere qui.
Avanzo quest’ipotesi: la nostra realtà è un immenso loop, che racchiude un numero imprecisato di più piccoli loop. Ogni successo o insuccesso degli uomini è dovuto al loop. Anche le persone non sono altro che loop. Soprattutto il linguaggio è loop.
Ho smesso oramai da tempo di leggere la quarta di copertina per scegliere un libro. Ogni tanto mi aggiro per le librerie e giro i libri sui dorsi. Trovo che le quarte di copertina versino in una situazione drammatica, perché si accaniscono sulla trama, la banalizzano, eventualmente svelano i colpi di scena delle prime cento pagine. E non restituiscono nulla dell’esperienza di lettura. Nulla. Farò un esempio: Occidente per principianti di Nicola Lagioia. Continua a leggere »
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L’Emporio del Libro di Corso Vercelli, a Milano, sconta tutto al 30% per qualche giorno. La scelta di libri in realtà non è vastissima, ma vale comunque la pena di farci un salto.
Immaginate di essere in un posto chiuso, dove la gente è silenziosa e più o meno composta, indaffarata in faccende per cui serve almeno un minimo di concentrazione. Anche a voi siete in quel posto –mettiamo, una biblioteca – per svolgere delle operazioni che richiedono un certo investimento di energie cerebrali.
Però state anche ascoltando musica con gli auricolari. Per la precisione ascoltate Guero, l’ultima fatica di Beck. E a un certo punto, vi accorgete che tutti vi guardano, perché state accompagnando con un continuo fischiettare la terza traccia, intitolata semplicemente Girl.
A me è successo esattamente così.
Mi sono poi sforzato di sorridere nella maniera più innocente possibile. Continua a leggere »